Siamo dominati da tutto ciò in cui il nostro io si identifica. Possiamo dominare, dirigere ed utilizzare tutto ciò da cui ci disidentifichiamo” (Roberto Assagioli). “Non vediamo le cose come esse sono. Le vediamo come siamo noi” (Talmud).
 
Il processo di disidentificazione e di auto-identificazione è una pratica fondamentale sia in Psicosintesi che nelle scuole di crescita che potremmo definire “alte” o autenticamente etiche, noetiche ed estetiche. Nell’Advaita Vedanta, per esempio, si pratica “la disidentificazione dal piccolo sé” (il piccolo “io”) e “l’identificazione con il Sé” (l’Atman, l’Essere non duale), al fine di penetrare i veli dell’illusione (i Kosha) e conquistare l’IO SONO degli innumerevoli QUI E ORA di cui è composta la nostra esistenza.
 
Nella prospettiva psicosintetica lavorare sulla disidentificazione e sull’auto-identificazione significa porre le basi del “conosci, possiedi e trasforma te stesso” (R. Assagioli).
 
Il primo passo consiste nel diventare consapevoli che possiamo osservare le nostre sensazioni, le nostre emozioni, i nostri sentimenti, i nostri pensieri, ecc. e cambiare il nostro assetto mentale a partire da ciò che in estrema sintesi possiamo affermare di essere, ovvero “un centro di coscienza e volontà” (R. Assagioli).
 
Attraverso le percezioni, infatti, riceviamo dall’ambiente informazioni che più tardi sceglieremo di utilizzare o meno al fine di esercitare la nostra volontà (la quale si esprime essenzialmente nelle SCELTE quotidiane). Ognuno di noi è obbligato a scegliere: anche scegliere di non scegliere è comunque una scelta! 
 
Nel concreto, il processo di auto-identificazione è più complesso del processo di disidentificazione: il Sé, per sua natura, tende a sfuggire ogni definizione! Per superare questa difficoltà possiamo lavorare sulla psiche in negativo, come farebbe uno scultore con la sua opera (disidentificazione), avvalendoci della legge psicologica secondo la quale “ogni affermazione, pronunciata con convinzione e con forza, mette in moto energie psichiche tendenti a realizzare quello che l’idea imprime in loro”.
 
Ma come possiamo condurre noi stessi in modo adeguato se prima non abbiamo fatto chiarezza su ciò che realmente siamo (ovvero un centro di coscienza e volontà) rispetto a ciò che abbiamo (un corpo, delle sensazioni, delle emozioni, dei sentimenti, dei pensieri, ecc.)?
 
Per comprendere meglio l’importanza di questo concetto, possiamo riflettere sulle parole di Roberto Assagioli, il quale, interrogato sul significato di “diagnosi” in Psicosintesi, ebbe a dire: “la diagnosi è tutto ciò che il paziente non è..”, intendendo con queste parole che nella prospettiva psicosintetica il paziente può AVERE determinate caratteristiche, ma che per esse non può essere definito nella sua totalità.    
 
 
 
Bibliografia:
 
“L’atto di volontà”, Roberto Assagioli, Ed. Astrolabio, pagg. 156-162;
“Principi e metodi della psicosintesi terapeutica”, Roberto Assagioli, Ed. Astrolabio, pagg. 108-110;
 “Cercando se stessi”, A. M. La Sala Batà, L’Uomo Edizioni, pagg. 63-72.

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