Ho letto questo piccolo libro, trovato in biblioteca. Sono rimasta affascinta dalla dolcezza e dalla profondità di questa scrittrice e poetessa.

Voglio condividere con voi  alcune brani che mi hanno particolarmente toccato

Senza tenerezza è possibile l’incontro, l’amicizia?

Per me no. Cerco amiche e amici che non mi sgridino, che mi accolgano per come sono, che mi facciano spazio nella loro vita e chiedano spazio nella mia. Non cerco insegnanti sgridaioli o proprietari del bene e del male, cerco maestri di tenerezza e di accompagnamento. Ho bisogno di schiettezza, di sincerità, non di indulgenza, ma si possono avvertire gli amici del male che si fanno con tenerezza, anche urlando se sono vicini a un abisso, ma ci sono urli teneri: l’intenzione è il sapore di un gesto. Ci sono urli che non feriscono e sorrisi come pugnali. Allora cambio, se non mi si chiede di cambiare, se mi si accoglie così come sono, difficile e scomoda come sono, io cambio. Per amore. Per non fare male. Per fiducia.

Ma a cosa serve la tenerezza?

Speriamo che non serva a niente la tenerezza, che si metta al servizio dell’umano come fanno i cani in città, senza pensarci, senza saperlo. Ci sono un’infinità di cani a Milano e salvano dalla solitudine, dal desiderio di uscire di scena, dal suicidio, dalla violenza, dai pensieri neri, dal voler stare chiusi in casa. Sono cani spesso stanchi, vecchi, affaticati. Portano in giro i padroni, li mettono al mondo, come angeli con la coda e le zampe al posto delle ali.
La tenerezza salva la vita, connette piccolo e grande, aperto e chiuso, appena nato e vecchio, mondi diversi, regni non solo umani. Guardi il cielo e senti quanto sei piccolo, ma sai anche che chiunque lo guarda è il centro dell’intero universo. Stella che guarda stella.

E il perdono ?

Scusami, a me non piace la parola perdono. Lo so che non si deve dire, ma non mi piace. Io preferisco consegna. Se qualcuno ha fatto un male grande, un male gigante, io non perdono. Consegno. Alla giustizia, al mondo, se è possibile. Altrimenti e in ogni caso, consegno alla Grande Vita, all’Infinito, a Dio, chiamalo come vuoi. Nel Tao te Ching, Lao Tzu dice: “Il Tao di cui si può parlare non è l’eterno Tao. Il nome con cui si può chiamare non è l’eterno nome.”
A chi fa un danno non fa bene un dono. Gli fa bene capire. La consegna è opera lenta e paziente e la tenerezza è un risultato ultimo. Io per anni provavo tenerezza per chi mi massacrava, ma era confusione, disprezzo di me fino a non esistere, a non avere il diritto di sentirmi bene. Non ci sto più. Sento che devo accusare il colpo, non c’è perdono se prima non so di essere stata colpita, offesa e se non sento il desiderio di giustizia, se non sento che la tenerezza è desiderio che l’altro capisca, comprenda il male che ha fatto e che si è fatto.

Altrimenti, la tenerezza diventa un sentimento confuso, nebbioso, celestino, non celestiale. Celestiale è mettere l’altro di fronte al male, portarlo a comprendere insieme, parlarsi, incontrarsi in quel vuoto che sta tra te e me, lo spazio della carità, dell’amore possibile. Se non c’è vuoto tra me e te e cioè se c’è violenza e sopruso, devo prima ritrovare le misure.

Abbiamo bisogno degli altri ?

Purtroppo abbiamo il mito dell’autonomia, dell’orgoglio, del faccio tutto da me. Io ho bisogno degli altri e questo bisogno mi fa paura, ma lo sento lo stesso. Siamo interdipendenti, come lo è la pioggia dalla terra e dalle nuvole, come gli alberi dalle radici e dal cielo, come gli animali dal bosco e dagli altri animali, come tutto fa parte di tutto. Un lavoro a maglia è l’universo e ognuno di noi è un punto, che male c’è se chiediamo all’altro punto di fare maglia insieme? Se non lo facessimo, al nostro posto, ci sarebbe un buco.

“Tenerezza” incontro con Chandra Livia Candiani  ed. Romena