Fra le diverse versioni del Graal giunte a noi, ne esiste una, e che sicuramente non e’ la
migliore o la piu’ attendibile o profonda, ed e’ quella inventata dai monaci che rappresenta la
tradizione del Graal in cui Galahad e’ l’eroe.
Il Parsifal di Wolfram Von Eschenbach e’ del 1210-1215, mentre la storia di Galahad e’ del
1230, e questa fu anche la storia che fu presa due secoli dopo da Mallory per comporre la sua
“Mort d’Artur” che e’ proprio quella che la maggior parte di noi conosce.
Secondo questa tradizione il fine e lo scopo della storia narrata, non e’ l’integrita’ nell’amore
eterosessuale e nella virtu’ sociale, ma bensi’ nella conseguimento e mantenimento della
purezza spirituale.
La parola Galahad che e’ presa direttamente dalla bibbia, in antico francese significa: l’anca o
il fianco di Dio. Galahad e’ visto come un testimone di Cristo, egli appare nel castello di Artu’
e nella sua corte, nel giorno di pentecoste.
Il Graal fu consegnato a Giuseppe di Arimatea da Cristo, ma non il Cristo prima della sua
crocifissione, ma bensi’ da Cristo dopo essere stato crocefisso. E il significato del castello del
Graal che viene espresso in questo concetto e’ che la chiesa fu fondata fisicamente da Cristo
ed e’visibile agli occhi mortali, a tutti gli occhi mortali. La tradizione che qui viene
comunicata e’ che le ragioni di Cristo sono svelate solo agli occhi che sono capaci di vederle
in Cristo. Ecco perche’ il calice appare solo a coloro che riescono a vedere la ragione nel
Cristo, mentre la chiesa e’ visibile semplicemente a tutti.
Per cui la ragione della ricerca di Galahad e’ la seguente e viene raffigurata in questo modo:
La corte del re Artu’ e’ seduta alla tavola rotonda dove vige la regola di non iniziare nessun
pranzo a meno che una avventura sia iniziata; e cosi’, mentre tutti erano in attesa di
un’avventura, improvvisamente apparve il Graal, coperto da un velo.
Sir Gawain, il nipote di Artu’, allora si alzo’ e propose un voto che era il seguente : “ Che tutti
i cavalieri iniziassero la ricerca di questo Graal, ma senza veli, svelato.
E cosi essi fecero veramente, partendo, la mattina successiva alla ricerca del Graal svelato,
ognuno iniziando la sua propria personale ricerca.
E qui, nel romanzo, si trova una frase che ci colpisce per il modo in cui questa ricerca venne
enunciata. La frase e’ la seguente:
”Essi pensarono che fosse disonorevole partire in gruppo. Ognuno entro’ nella foresta,
esattamente in quel punto che egli aveva scelto, dove essa era piu’ oscura, e dove non esisteva
un sentiero o una traccia. Perche’ dove c’e’ un sentiero o una traccia, quello e’ il sentiero gia’
percorso da un altro, e non il tuo.”
Durante lo svolgimento di questa ricerca, quando ognuno di quei cavalieri avvistava le tracce
di qualcuno che l’aveva preceduto, egli deviava immediatamente e interamente per proseguire
la sua ricerca dove non c’era ancora un sentiero gia’ calpestato o una traccia precedente.
E questo e’ un motivo peculiarmente occidentale; non si e’ mai udito o pensato qualcosa di
similarmente comparabile in oriente, dove si deve seguire le istruzioni del tuo guru e fare
esattamente quello che lui dice.
Qui, in questi versi, non si trova nessun guru, essi, i cavalieri, necessitarono di guru o di
guide durante la loro ricerca per indicargli la strada, talvolta giusta, talvolta errata.
Ma ognuno prosegui’ nella sua ricerca da solo. E questo e’ un motivo che e’ squisitamente
europeo, e rappresenta quel senso romantico di qualcosa che deve arrivare ad essere e che non
e’ mai stato prima ne’ sulla terra, ne’ sui mari. E che cosa e’ o potrebbe mai essere?
E’ il compimento del tuo personale e intellegibile destino e carattere che nessun altro puo’
realizzare per te o in tua vece. Nessuno puo’ dirti che cosa esso sia, che cosa esso diventera’, o
altre cose al suo riguardo; e solo chi segue questa via diviene colui che alla fine trova il Graal.
Non colui che semplicemente va in chiesa, e fa quello che le convenzioni gli impongono, ma
bensi’colui che ha oltrepassato e lasciato i confini del villaggio, entrato nella foresta su un
sentiero che non e’ un sentiero, in un modo che non e’ mai stato tentato prima, il modo della
tua unica e personale avventura.
Questo e’ il grande mito dell’Europa, il mito del Graal. Sia che tu lo legga nel modo in cui e’
narrato nel Parsifal, o nella tua ricerca secolare dove il tuo matrimonio e la tua vita spirituale
divengono una funzione del tuo spirito e non una espressione di qualcosa che qualcun altro ti
ha detto di fare.
Dove anche nel caso tu scelga la via monastica o dell’isolamento dal sociale, diviene
nuovamente la via della ricerca individuale, quella dell’eremita.
Penso che questa sia una storia che ci trasmette un messaggio veramente importante e uno
stimolo a conoscere e a conoscersi e ad affrontare la vita in modo adulto, indipendente, alla
ricerca di un significato che valga la pena di vivere la nostra vita e di rispettare la vita in tutte
le forme del mondo con cui veniamo in contatto. (n.d.t,)
Da una traccia audio di Joseph Campbell
Grail Mythology
Tradotto
da Stefano Paoletti per
Mythos & Logos
www.mythoselogos.it