E che la meditazione faccia bene, finalmente, lo dice anche la scienza.
La mindfulness è la versione occidentale, attuale, della meditazione tradizionale.
Deriva dalla tradizione buddhista e nasce negli anni settanta negli Stati Uniti.
Io non amo molto questa “semplificazione” occidentale di antiche e profonde discipline interiori , ma, come spesso succede, la “semplificazione” ha aperto al grande pubblico la possibilità di accedere ad un percorso che era sparito dalla nostra cultura.
Diventata di moda, la mindfulness (che è un’occasione ma anche un limite) ha permesso di studiare gli effetti medici della meditazione con protocolli standardizzati.
Da allora sono nate moltissime ricerche che hanno dimostrato come anche un solo ciclo di otto incontri possa portare ad “imparare” uno stato meditativo che modificazioni organiche verificabili.
L’aumento dell’attività del parasimpatico rallenta la frequenza cardiaca, diminuisce la pressione arteriosa e il metabolismo; lo stress ossidativo legato al cortisolo e alla funzione del sistema nervoso simpatico, si riduce portando l’organismo ad uno stato di quiete.
Essendo la maggior parte delle malattie croniche correlate con lo stato di infiammazione interna legato allo stress e al cortisolo, è evidente l’interesse per una tecnica che riporta il corpo al rilassamento profondo.
Gli studi hanno dimostrato come meditare (anche come principianti) , diminuisca la glicemia nei diabetici, e migliori il profilo lipidico portando ad una diminuzione del colesterolo e dei trigliceridi.
Le persone ansiose e con attacchi di panico beneficiano dello stato meditativo perché imparano a ritrovare un punto di quiete dentro se stessi nel momento del bisogno.
Un’ora di meditazione corrisponde a varie ore di sonno, e la risonanza magnetica funzionale ha dimostrato che in quei minuti si “spengono” le aree cerebrali legate all’ansia e alla paura e si attivano quelle della concentrazione, dell’attenzione e della memorizzazione.
Studiare un esame in una situazione di pace interiore e di contatto con noi stessi rende lo studio più veloce ed efficace.
Molte ricerche sono state fatte anche sui pazienti oncologici: la meditazione ha ridotto la fatigue e migliorato l’umore facilitando la ripresa delle attività quotidiane durante le terapie.
È stato dimostrato che dopo solo otto sedute di meditazione diminuisce il cortisolo ematico e in questi pazienti il miglioramento degli effetti collaterali dei trattamenti è durato per un anno.
Infine, il sistema immunitario è fortemente influenzato dalla meditazione: le ricerche mediche hanno dimostrato la diminuzione dei marcatori infiammatori, l’aumento dei linfociti protettivi, e la crescita degli anticorpi dopo una vaccinazione.
La migliore sopravvivenza dei malati oncologici che praticano la meditazione è dimostrata da diverse ricerche.
Quindi entrare in noi stessi, ri-imparare il silenzio, scoprire quanto spazio interiore di pace possediamo diventa una via di auto-guarigione . Ma non fidiamoci dei video, delle App, delle musiche new-age che ci vendono una facile e veloce pratica meditativa. Troviamo un gruppo serio, meglio se gratuito, con cui fare un lento percorso di conoscenza di sè e del trascendente, un percorso che ci farà diventare certamente più ricchi e forse anche più sani